Il Blog di Enzo Spatuzzi

Il primo esempio di album BLOG rock scritto e non suonato

DESPERADO

Desperado, perchè non usi la ragione? 
Sei stato fuori dai binari per cosi tanto tempo 
Sei un duro 
So che hai le tue ragioni 
Queste cose che ti fanno piacere 
Possono ferirti in qualche modo 

Non pescare la regina di quadri, ragazzo 
Lei ti batte se può 
Sai che la regina di cuori è sempre la tua migliore scommessa/scelta 

Adesso mi sembra che tante belle cose 
sono state lasciate sul tuo tavolo 
ma tu vuoi solo quello che non puoi avere 

Desperado oh non stai diventando più giovane 
Il tuo dolore e la tua fame ti stanno portando a casa 
E la libertà la libertà allora è soltanto qualcosa di cui la gente parla 
La tua prigione è camminare attraverso questo mondo da solo 

Ma i tuoi piedi non diventano freddi nell'inverno? 
Dal cielo non nevica e il sole non brilla 
È difficile capire la notte dal giorno 
Stai perdendo tutti i tuoi alti e bassi 
Non è strano come la sensazione se ne va? 

Desperado, perché non usi la ragione? 
Scendi dalle tue posizioni, apri il cancello 
Potrebbe piovere, ma c'è un arcobaleno sopra di te 
Faresti meglio a lasciare che qualcuno ti ami 
Prima che sia troppo tardi 

Super Mario (Barwuah) Balotelli, ti voglio bene.

Da prove ed analisi di segni e sintomi oramai sappiamo, poiché fa parte dell’immaginario collettivo, che l’inconscio esiste.

E allora a buon diritto potremo provare a darci spiegazioni ‘ché, altimenti, resterebbe senza giustificazione alcuna, di un atto proditorio, inconsulto, un vero e proprio acting out, posto in essere davanti a milioni di spettatori da parte di un uomo bianco, occidentale di razza caucasica, benestante ed in età matura ai danni di un ragazzo nero, di origini africane e di razza camitica, benestante anch’egli, ma assai più giovane, diciannovenne, entrambi svolgenti una professione non intellettuale, ma molto remunerata e assai massmediologicamente rilevante perché continuamente in vista.

La vittima dell’esecrabile gesto si chiama Balotelli Mario.

Nasce a Palermo (profondo sud italiano e del mondo).

Procreato da genitori provenienti dal sud del sud del mondo, il Ghana.

A tre anni il tribunale per i minori lo affida a due persone di Concesio in provincia di Brescia, paese che ha dato i natali anche a Papa Paolo VI, comunque allocato nel “profondo nord” dell’Italia e del mondo.

Solo da un anno è cittadino italiano poiché prima era stato dato solo in affidamento e non in adozione. E l’adozione rimane sempre un marchio indelebile per l’adottato, finché campa e, soprattutto, se non può nasconderlo perché nero.

Il colore della pelle di Mario Balotelli sta sull’epidermide di un nero non integrato ed acquiescente rispetto ai dettami previsti dall’occidente per quelli della sua razza che, se non si allineano, di fatto diventano “negri” e non “neri”.

Gli allineati e subordinati devono esser sempre sorridenti, espletare un lavoro solo muscolare, prevalentemente ballo o sport, al massimo le pulizie, esser rassicuranti e non insospettire il maschio bianco nel voler attentare alla frigidità delle femmine bianche poiché senza giri di parole vanno dritti al punto. Difficile che siano buoni nuotatori, ottimi cestisti e calciatori, centometristi e gazzelle del mezzofondo. Se è “Mandingo” va torturato e incatenato, se invece è il pianista di Humphrey Bogart in “Casablanca” allora può esser fiero di chiamarsi Sam e di aderire con gioia alla richiesta di quel romantico americano in Africa e suonargli al piano ancora una volta il suo pezzo preferito. Se si chiama Tiger Woods andrà nella clinica del sesso per espiare le sue “scopate”, se è Louis Armstrong può andare a San Remo e a Las Vegas con la sua tromba visto che ride sempre. Se è l’incarnazione del nero ammaestrato dai bianchi può fare il presidente degli Stati Uniti per dimostrare la democraticità degli anglosassoni, se è arabo e non gli piacciono i maccheroni, rispetta il Ramadan e può avere più mogli non gli resta che pulire i parabrezza agli incroci. Se si chiama Michael Jackson non è un amante dei bambini, bensì un pedofilo e per poterlo dimostrare dev’esser sbiancato meglio che si può col candeggio della pelle. Se è Diana Ross deve fare l’easy listening per i ricchi americani con le loro burrose compagne, se si chiama Zaira ed è nigeriana si deve dedicare all’assistenza hard degli impotenti lungo la via Domitiana nei dintorni di Napoli.

Altra imperdonabile macchia di Balotelli è quella di essere bravo nel suo lavoro, il giovane calciatore più bravo, estroso e geniale del mondo nella sua agilità pur dotato com’è di 189 centimetri d’altezza. Bravo è anche Leo Messi, di tre anni più “anziano”, ma di 169 centimetri alto (come il connazionale argentino Maradona) e, quindi, “lavora” con maggiore facilità il controllo dell’attrezzo sferico mettendo in opera le operazioni ideo-motorie previste dal calcio, ma, soprattutto, è bianco e biondo.

A lui, a Mario, ingiustificato e ingiustificabile è il “caratterino”, anzi il “caratteraccio”, quello stesso che lo fa odiare in tutti gli stadi del mondo, laddove, anche quando non gioca col suo club nerazzurro, i cori degli ultras son tutti per lui e non per elogiarlo, ma per sottolineare ancor di più le origini scimmiesche del suo corpo e della sua pelle e farlo segno di “bbuuuuuu…” assordanti quando tocca la palla. E dire che i calciatori, tutti i calciatori, anche quelli bianchi, in campo non discutono di filosofia heideggeriana e non appartengono alla corrente di pensiero della scuola di Francoforte, ma, nella migliore delle ipotesi, tra di loro ”ascrivono seri dubbi sulla moralità della madre” dei loro avversari quando giungono nel contatto diretto. Ma a lui non è perdonato, anche dai tifosi della squadra per cui gioca, anche da quelli ricchi, anche da quelli padani pur se mette a segno quei gol che portano la  squadra per cui tengono allo scudetto

 John Lennon ha detto che “la donna è il negro del mondo” ed ha composto  (“The woman is the nigger of  the world”- 1972).

Io a mia volta affermo e mi si perdoni l’accostamento a Lennon, ma non la citazione che non è colta visto che la buonanima di John è stato un master del pop, della cultura popolare internazionale non di quella elitaria, il giovane Mario Balotelli (calciatore interista) rappresenta e incarna in sé (purtroppo) tutto ciò che il nord del mondo non accetta e talvolta odia del sud del mondo.

Le origini del razzismo 

Mi piace interpretare le nuvole (clouds)

Sì, io cambio.

Se mi accorgo di essere mal funzionante rispetto agli altri individui della mia specie (la specie è quella umana, non quella dei felini selvatici!) allora sì:

IO CAMBIO.

Se penso di dare solo carezze e baci e gli altri percepiscono che li voglio prendere a “paccheri” ebbene sì:

IO CAMBIO.

Se sento di essere in gamba, il più in gamba (bella forza!) e accade che il più rincoglionito furbastro ipodotato gregario mette la freccia e mi sorpassa facendomi pure le corna, non c’è che un modo:

IO CAMBIO

Se inquietante spavento pure gatti sul divano e bambini nei passeggini mentre volevo solo fargli una carezza, che mi dico?

IO CAMBIO

Se ho tante, tante belle cose da dare e me le tengo strette per me e ben chiuse nel terzo cassetto visto che son certo che non le capiscono, non resta altro da fare:

IO CAMBIO

Se appaio sempre come uno che ne venga da una notte insonne e di spaccio della negatività in bustine del Male mentre invece io vivo e lavoro in favore del Bene, fatemi il piacere:

IO CAMBIO

Se pure il look inquieto e l’immagine inquietante fanno scappare le ragazzine pendenti dalle labbra malgrado sotto la felpa pelosa ci avessi un cuore di burro danese, cazzo:

IO CAMBIO

Se rischio di perdere l’Amore perché la sottopongo a un’intollerabile prova da sforzo al cuore, al cervello e ai fianchi sferrando cazzotti di parole aberranti, o Gesù:

IO CAMBIO

Se prendo fischi per fiaschi, asso per figura e sono certo che mi vorresti cambiare per il tuo potere e non per il tuo smisurato amore e per il mio/tuo piacere di avere al fianco un Uomo e non un milite ignoto, vuol dire che non ho capito una mazza e allora:

IO CAMBIO

Se mi accorgo di non aver visto gli altri, filtrati ed oscurati com’erano e da me stesso, dalle nuvole dei miei spessi occhiali da sole, quando invece era bene guarire proprio dalla miopica cecità

IO CAMBIO

Se la vita ti corre appresso, non ti aspetta, ma ti desidera e vuole te, si proprio te e vuol esser guardata  proprio dai tuoi occhi fiammeggianti passione tal quale un lanciafiamme e necessita di farsi accarezzare dalle mie parole, è inevitabile

IO CAMBIO

Il miglior "mental coach" di me stesso sono io

Lavoro e ci mangio con la consapevolezza, quindi non posso nascondermi dietro il dito.

Pertanto sicuro di me posso tranquillamente affermare che anch’io, come i giocatori della Lazio Calcio, sono affetto dal pregiudizio.

Quello stesso pregiudizio che non mi fa considerare come indispensabile l’utilizzo di uno “psicologo motivatore” quando le cose della mia vita o della mia carriera non vanno bene come le avevo programmate.

Anch’io come quei campioni multimilionari (in euro) credo che dello psicologo clinico avrei estremo bisogno se questi volesse ancora espletare una professione di aiuto per tutti quei problemi che mi rendono la vita talvolta disagevole e, qualche volta, assai sofferta.

Non amo pensare che uno psicologo, ma anche uno psichiatra, sia l’esperto delle cose della vita, dell’amore, della morte ed oggi del pattinaggio su ghiaccio (Carolina Kostner), del nuoto (Federica Pellegrini) e del calcio.

Me lo immagino invece come una persona coraggiosa e non codarda che si confronti con la sofferenza psichica, la più tosta di tutte, provando a “cum” e “praendere” (comprenderla)  assieme a me. Un persona che si riempia di tutta quella energia negativa che io possa sentire e sprigionare senza proiettarmela addosso, ma interpretandomela e restituendomela in una forma non solo per me comprensibile, ma anche in maniera tale che essa ai miei occhi si manifesti come un’esperienza essenziale e decisiva per il cambiamento.

Se penso a dei “mental coach” che hanno inciso sulla mia vita in maniera tale da accompagnarmi in quelle trasformazioni che hanno fatto di me quello che sono oggi, il mio pensiero va a mio nonno, a un professore in particolare, a persone significative che ho avuto la ventura di incontrare lungo il mio percorso esistenziale, penso pure allo psicologo “motivatore” che è stato mio figlio fin dalla sua nascita.

Non penso affatto ad un giovanotto in giacca e cravatta che da me si aspetti e induca prestazioni di eccellenza abiurando al compito ingrato di soffrire assieme a me. Sì, certo, son caduto più d’una volta e per motivi che a distanza di tempo ho imparato a riconoscere: lì certo che avrei avuto bisogno di un terapeuta che mi aiutasse riciclando la mia sofferenza in forza.

A confronto le mie cadute son state molto più dolorose dei tre tonfi e mezzo occorsi alla brava Carolina Kostner nel corso della sua prova di pattinaggio “di figura” alle olimpiadi canadesi di Vancouver.

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