Il blog come ognuno può sentire, grazie a Nic. Jean Marc che approva, si apre con "Street fighting man" suonata live dai Rolling Stones nel 1970 al Madison Square Garden di New York. Quella tournèe americana segnerà la fine dell'infanzia felice del rock, quella nata da poco e per l'appunto con Elvis, con i Beatles, con i figli dei fiori, il'68. Qualche settimana più tardi quelle maestà sataniche vollero dare un celebrativo concerto finale e gratuito nell'autodromo di Altamont. Per cause "varie" nel corso di quella organizzazione di concerto morirono ben tre persone. Ma il clou, dopo che s'era già sfiorata la tragedia con i Grateful Dead ed i Jefferson Airplane, si raggiunse proprio nel corso dell'esibizione degli Stones. Dopo ore di claustrofobica pressione tra persone stipate in un posto che non ne poteva contenere tante (300.000!), dopo un effluvio di alcool e sostanze più disparate, il servizio d'ordine degli Stones, i cosiddetti Hells Angels fecero fuori a coltellate uno spettatore, tal Meredith Hunter, un nero reo solo di accompagnarsi ad una bianca, ma, a loro dire, colpevole per il fatto di voler attentare alla vita di Jagger. Il tutto fu ripreso, anche l'uccisione, nel corso di un filmato che costitui l'acme del film "Gimme shelter" che è il primo, forse l'unico film in cui si vede un omicidio in presa diretta.
Brividi.
Anche in questo gli stones sono stati quelli che chiudevano le cose.
I protomartiri in codice parlavano del Cristo come del alfa, chi, omega, come a dire che Cristo era l'inizio e la fine d'ogni cosa.
Gli stones hanno rappresentato sempre quelli che terminavano le cose con cui avevano a che fare.
Mi è sembrata la metafora della situazione attuale della nostra città adagiata sul golfo più bello del mondo, solo per i Lituani dirò che trattasi di Napoli.
Mi sembra doveroso chiarire con cosa si dovrebbe combattere per le strade di Napoli.
Certo non con mazze o pistole o spranghe.
Ne a botte di purghe o tacitamenti stalinistici da parte della classe sociale che in essa più conta e sta al potere.
Bensì, e qui ritorno al titolo ed alla presentazione di me stesso, con la succitata TENSIONE MORALE!
Come la intendo io la tensione. Etimologicamente "tendere a", significa stare tesi ed eccitati sempre, come se si andasse ogni volta al primo appuntamento con la donna\uomo che più ci attizza e che aspettavamo da sempre.
Ma, in questo caso, eccitati per o da cosa?
Ma per l'incontro con l'altro da se!
Semplice no?
Questo cambia tutto.
Il male di Napoli è l'indifferenza.
Il cosiddetto "cuore in mano" se lo mangiarono nel 1799 i lazzari istigati da Ruffo e da allora non c'è stato mai più se non come oleografica caricatura del napoletano "tipico".
Ma tipico di cosa?
Al suono del rock duro, ma duro veramente, proviamo a sgamare l'ignobile farsa.
Incuriosiamoci, affasciniamoci, meravigliamoci, estasiamoci che le persone...ci sono, esistono che queste sono uniche ed irripetibili, che, soprattutto, sono diverse da noi e quindi degne di estremo interesse per il fatto stesso che hanno in sè non solo tutto il macrocosmo, ma anche tutto quello che io non ho e che mi manca e che forse ho sempre desiderato.
Retorica?
Si, è retorica, ma non me ne pento abbastanza.
Cos'è che non è retorica? Il cinismo?
Allora lo lascio ad altri.
Ma godo, godo, godo della retorica e di tutto quello che rappresenta. Non sono alla moda.
Ma si oggi si porta l'outlet (anche per la crisi economica).
Non voglio più il cosiddetto "rinascimento partenopeo".
Di Napoli, esattamente come di un'amante che ci ha lasciato dopo averci dilaniato il cuore e straziato le carni, desidero più di ogni altra cosa non la vendetta, ma la sua
R E S U R R E Z I O N E
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