Il Blog di Enzo Spatuzzi

Il primo esempio di album BLOG rock scritto e non suonato

aprile 2007

...E QUESTO E’ CIO’ CHE STA AVVENENDO

Combattente di strada (Street fighting man)

 

Sento dovunque il rumore di piedi che marciano, che caricano oh,

Ragazzo

Perché l’estate è vicina ed è proprio il momento di combattere

In strada, oh, ragazzo

Ma che cosa può fare un povero ragazzo

Se non cantare in una band di rock’n’roll

Perché nella sonnolenta Londra (Napoli)

Non c’è assolutamente posto per un combattente di strada

No

 

Ehi! Penso sia arrivato il momento per una rivoluzione di piazza

Ma dove vivo la posta in gioco è una soluzione di compromesso

Be’, che cosa può fare un povero ragazzo

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Ehi Hanno detto che il mio nome vuol dire disordine

Urlerò e griderò, ucciderò il re, me la prenderò con tutti i suoi

Servi

Be’, che cosa può fare un povero ragazzo

Se non cantare in una band di rock’n’roll

Perché nella sonnolenta Londra (Napoli)

Non c’è assolutamente posto per un combattente di strada

No

 

M.Jagger-K.Richards

...E QUESTA AVREI DOVUTO SCRIVERLA IO

Ammazzano i vostri figli (Kill your sons)

 

Entrambi i tuoi mediocri psichiatri ti sottopongono a

Elettrochoc

Dicevano che ti avrebbero lasciato vivere a casa con

Mamma e papà

Invece che in manicomio

Ma ogni volta che provavi a leggere un libro non riuscivi

Ad arrivare a pagina diciassette

Perché dimenticavi a che punto eri

Così non potevi neanche leggere

 

 

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Tutte le droghe che ci siamo fatti, è stato davvero

Divertentissimo

Ma quando ti iniettano thorazina

In cristalli

Ti senti soffocare come un figlio di puttana

 

 

Non lo sapete?

Stanno ammazzando i vostri figli

 

Lou Reed

Amore maniaco (depressivo)

 

"...e restò là fino a mezzanotte, senza sapere  perchè,  per vigliaccheria, per imbecillità,  nella speranza confusa che accadesse qualcosa  di favorevole al suo amore."                                                                                  

 

                         Gustave Flaubert

                    L'educazione sentimentale

 

 

 

 

 enzospatuzzi stravisò

 

Altre battaglie ho vinto.

Ma sono state vittorie di Pirro: più danni che altro.

Quasi subito Giacomo smise di ballare il sabba nella foresta.

Ora balla come un robot in discoteca. Sono stato io il colpevole, ma non il responsabile, esattamente come i nazisti a Norimberga.

Finchè non sono entrato in ballo io, non aveva mai lasciato andare in protesto le cambiali dei suoi orgasmi.

Così, a scadenze precise, solo lui e prima di tutti riusciva a sentire la primavera nell'aria. Ma poteva essere anche essere l'inizio dell'autunno o l'inverno inoltrato, e finalmente voleva tutto e subito.

Ma proprio tutto.

Desiderio liquido senza limiti e confini.

E doveva soddisfarsi, povero lui.

Sentiva travolgente la passione, una passione che vuol scoppiare e ardere. Ardere tutto quel che c'è intorno. Facendo tuttavia finta di essere persona semplice e pura, quasi per rinnegare quel fuoco soffocante che gli bruciava da dentro.

Continuava a sognare passioni uniche al mondo, amore infinito, tenero, devoto...l'infinito all'infinito.

Quel coglione poi smetteva di sognarlo: lo voleva pure fare!

    A voi ve ne fotte qualcosa se me ne vado per qualche ora? Quanto costa la mia libertà? ‑   Faceva sicuro.

La retorica domanda sputtanava non solo la moglie, ma anche me.

Subito mi facevo dare un estratto conto del tempo: volevo leccare con la punta della lingua almeno la carta con i sapori della libertà, l'unico menu della vita.

No, niente, nessuna traccia di 'ste cose.

Sempre avevo mangiato d'un fiato, come un cane di strada, senza gusto.

Forse il profumo l'avrò pure sentito e mi sarà anche piaciuto, ma poi...the blue turns to gray, scontando immediatamente il permesso che m'ero preso di sentire.

Giacomo era da una parte, da quella parte.

Dall'altra, da un'altra parte, vedevo me in trance che obbedivo, obbedisco, obbedirò a tutti senza sapere da che parte sto veramente.

Rabbia, impotenza, indecisione, cazzi in culo.

Ma quando mai sono stati bene insieme devozione e solitudine?

E allora perchè con me flirtano così spudoratamente quando s'incontrano? Troppo spesso.

E il margine di guadagno? Di questo non godo.

Così anche la possibile folle passione rende ancor più un voto al dio Sogno continuandosi a chiamare suor Immaginazione nel segreto di una clausura puzzolente.

No, non cambio.

L'istinto mi suggerisce ancora, chissà per quale misterioso vantaggio, di continuare a portare avanti il ruolo di uno, ormai uomo, che basta a sè stesso.

Ma che istinto pervertito è mai questo che mi mette a recitare proprio questa parte in una commedia che ancora non ho imparato?

Sulla faccia mi si legge la stessa immagine stupefatta appiccicata sul volto dei portieri stesi sul prato, appena trafitti da uno di quei formidabili gol di Antonio Careca, centravanti brasiliano: stupidi io e loro.

Amore, passione, sesso, Giacomo lo stronzone li reclamava come diritti civili.

Non esistono.

Stop.

Alla domanda onesta che mi faceva sempre, avevo la dignità di abbassare gli occhi e non dirgli quel che sapevo:  "Sei pagato anche per prenderlo in culo".

Se ne fotteva.

Cercava le donne.

Femmine basse o grasse, belle o brutte, bone o racchie, sorpreso com'era sempre dall'eccitante scoperta che erano femmine e quindi diverse dai maschi.

Voleva toccarle, innamorarle, rispettarle, amarle.

Di una cosa era certo: non voleva più la moglie che oramai non decollava più, da troppo tempo parcheggiata nell'hangar della sua vita in avaria.

I figli? Penose creazioni di sua invenzione.

E così ho dovuto.

L'ho imbavagliato, incravattato, ammanettato, obbligato, confiscato, stemperato, riciclato, malmenato, sperperato e riconvertito sul binario a scartamento ridotto della sua vita a dir poco bulgara.

Il vortice dello shaker dei sentimenti frenava/franava al ralenti come il serpentone dove si baciano i fidanzati al parco giochi.

Anch'io sono sceso un po' prima dal treno.

Ma non sono ancora arrivato alla fermata obbligatoria di Chiara.

La vita con lei non è mai stata troppo delicata.

La morte in confronto è una torta caprese.

 enzo spatuzzi stravisò

la psichiatria basata sulle (mie) evidenze (terza parte)

A Benito si deve pure uno dei più grossi polmoni verdi di cui è dotata questa città, vale a dire la Mostra d’Oltremare, che è nota nel mondo sin qui conosciuto per ospitare al suo interno l’ancor più nota Fiera della Casa, che è l’incontrastato happening di maggiore attesa da parte di tutti i tamarri di Napoli, vista l’ingente esposizione delle ingenti quantità di camere da letto in puro truciolato “…mie care mamme e miei cari papà…” come direbbe Concetta Mobili, finalmente riconosciuta come l’intellettuale di maggior spessore in questa città. Altro enorme polmone verde è il prato dello stadio San Paolo, prateria sconfinata per i saccheggi calcistici di qualsivoglia mercenario attaccante di qualsiasi squadra avversaria del Calcio Napoli: da quest’anno lo stadio sarà dedicato a San Gennaro il cui sangue si scioglie ogni volta che il nostro portiere incassa tre gol, vale a dire tutte le domeniche.

Ma dato l’eccesso di spazio presente in questo territorio, si è pensato bene di farvi svolgere alla fine degli anni sessanta i Giochi del Mediterraneo, di cui e a imperitura memoria ne rimane l’omonimo stradone che oggi ospita prostitute e travestiti, pur sempre atleti del sesso. Le vestigia sono i campi da tennis del C.O.N.I., ritrovo oramai di ottuagenari tennisti, mentre lo zoo è rallegrato da scimmie anch’esse ottuagenarie, e il Palazzetto dello Sport  “Argento” dedicato al famoso regista “ de paura” noto anche per aver prodotto oltre al “Profondo Rosso” anche la terrorizzante e dark figlia Asia, è stato oramai raso al suolo; in quel palazzo dello sport tutti gli anni si teneva la simpaticissima manifestazione del battesimo dei Testimoni di Geova, nota città ligure in competizione con San Benedetto del Tronto per il possesso del Mediterraneo che però ha fatto Gabriele Salvatores. E ancora.

In queste plaghe, non piaghe, v’è il Teatrotenda (si pronuncia tiatrotenta), barocco scenario che ha visto le performances provocatorie e rockettare di Romina e Albano; la nuova cittadella universitaria ospitante gran parte degli istituti scientifici che è adagiata lungo i declivi di via Cinthia al Parco San Paolo, località che più spesso vede i precoci congiungimenti carnali delle giovanissime matricole; il Clinic Center, che non è un supermercato, ma una clinica oramai neuroriabilitativa, anche se l’idea del Centro Commerciale era nelle idee del suo fondatore, a motivo della quala fu ucciso, come J.F.K.; il C.N.R., istituto dei motori e non dei tumori; la sede di produzione R.A.I. di Napoli, non a caso sita al viale G.Marconi, oggi nota nel mondo perché vi si produce “Un posto al sole” serial in cui fa da comparsa Liz Taylor, nomignolo della suocera di chi vi scrive; “Un posto al sole” è anche l’unico posto di lavoro creato dalle ultime giunte comunali in questo travagliato territorio: si fa riferimento a quello occupato da Spatuzzi Vincenzo, che si crede un medico-psichiatra, mentre invece è il più sano dei pazienti di Gennaro Galdo che a sua volta è un residuato bellico del manicomio di Montecarlo. Qualcuno  ricorda ancora l’Italsider, spenta da secoli, e la Cementir, anch’essa cementata, fabbriche che sin qui sono state importanti istituti dei tumori ed ora che sono in pensione, con tutto il ferro prodotto che sta lì ad arrugginirsi ha finito per essere un museo a cielo aperto della oramai chiusa età della produzione pesante e della lottizzazione ferrea delle maestranze da parte dei  sindacati ancor più ferrei, ma anche epitome della stupidità e dell’insensatezza umana visto che è stata posta nel golfo più bello del mondo. Al loro posto Silvestrin, figlio del Cardinale  (ma forse confondo col noto presentatore belloccio di MTV), ha fondato la Città della Scienza e non La città di Dio: è detta pure Fondazione I.D.I.S. dal nome del gelato più richiesto dalle carovane di sbarbatelli studentelli delle scuole medie inferiori, unici che ancora stupefanno quando in quel tempio della scienza gli fanno vedere come un pettine elettrizzato abbia capacità di attrarre a sé  pezzettini di carte, che son gli stessi pezzettini di assegni bancari che rimangono appizzati sulle mani dei proprietari di quella città provenendo dai fondi della Comunità Europea. Come da soli e facilmente potrete inferire tutto quanto suddescritto ha provocato nella popolazione un’armoniosa stratificazione sociale, i cui soggetti risultano oggi esser amalgamati e omogeneizzati dalle tonnellate di oppiacei che, come per il ragù, crea una nuova parmigiana, ma di morti.

la psichiatria basata sulle (mie) evidenze (seconda parte)

Come un carattere ereditario dominante permane il mito della facile transitabilità di questa zona, da tutti definita ben collegata tramite i mezzi di trasporto al resto della città, soprattutto con quelli su rotaia: nel Rione Flegreo vi sono ben quattro stazioni della Metropolitana, non a caso dagli anziani ancora appellata “direttissima”, e una sua stazione, quella di Campi Flegrei, è pure oggi un importante nodo ferroviario che collega la città col resto d’Italia, scaricando tramite Polfer agli operatori del servizio di salute mentale territoriale  anche un nutrito numero di sbandati, barboni e folli a cui dare una risposta e soprattutto una direzione (Foucault avrebbe parlato di “vagone  dei folli” e non più “nave dei folli”). Altre cinque stazioni appartengono alla ferrovia detta Cumana, che è un ulteriore esempio dell’antico e storico legame di Napoli con Cuma, città aggressiva e fortificata, fondata dai calcidesi e nota per la Sibilla, primo esempio di delirium psicoorganico da uso di sostanze. Il popolo dei cumani, in collaborazione con quello dei Sanniti, da sempre sottometteva il popolo partenopeo esattamente come oggi con la A.S.L. Napoli 1, partenopei che da sempre, e la storia si ripete anche quest’anno, finivano per retrocedere in serie B dopo aver dominato il mondo allora conosciuto e che essi fieramente avevano nomato “Maradonia”. Il tram purtroppo è stato nostalgicamente soppresso e modernisticamente le strade sono state allargate per far posto al traffico autoveicolare, ma per fortuna sono in stato avanzato i lavori della costruzione della Linea Tranviaria Rapida prevalentemente sotterranea, e tale L.T.R. farà la gioia dei nipotini di mio figlio quando sarà inaugurata. D’un certo interesse sono pure le linee dei pulman, ma solo quando sono guidati dalle giovani conduttrici neoassunte dalla Atàn, con l’accento sulla seconda A.

Di certo la paludosità acquitrinosa dei luoghi da un lato ha favorito la malaria, a cui ha messo una pezza (di terreno) Mussolini bonificandoli nel Ventennio, dall’altra ha incrementato la presenza di importanti Termae quali quelle di via Terracina e di Agnano, quest’ultime tuttora attive perché gestite da persone vicine all’allora governo della Regione.

Il tutto ha quindi favorito la pulizia, cosa questa ancora pressoché sconosciuta ai lazzari del centro antico di Napoli, come del tutto sconosciuta è la pulizia morale degli abitanti del Vomero, pur avendo madri, sorelle e mogli discendenti delle famose “lavandaie”, pur sempre “villanelle”, ma quest’ultima qualità non le deriva dall’ottimo Direttore della U.O.S.M. del Distretto 45, Vito Villani.

D’altro canto l’ingresso nella città di Napoli “aggredita” da ovest, come volentieri direbbe  Veronesi, Ministro della Sanità e chirurgo oncologo, certamente è più accogliente e prestigiosa dell’entrata da est, via Marina, dotata com’è la nostra Fuorigrotta di ben due fronzuti viali, il viale J.F.Kennedy, Presidente U.S.A. passato alla storia per aver fondato a Napoli l’Edenlandia, notissimo parco giochi e aver pronunciato subito dopo le profetiche parole in napoletano standard vistone lo scempio: “ m’acceress’ “ (ed è stato accontentato), e il viale di Augusto, da tutti pronunciato viale Augusto, come i romani che non pronunciano via dei Condotti, bensì via Condotti, ma loro ci hanno Totti e vinceranno lo scudetto non come noi napoletani che siamo retrocessi in serie B e non solo con la squadra di calcio. Quando si entra in Napoli passando appunto per viale Augusto, l’incerto, ma anche l’inclito viandante non può fare a meno di esclamare stupefatto: “ Quant’è bella Mogadiscio! “. E questo a motivo delle palme che lo adornano, frutto dell’impero coloniale e del nostro Duce, ma poi dall’indistinto e stentato vocio dialettale, dialetto anch’esso perso (trattasi pur sempre di periferia), si rammarica vieppiù d’esser entrato in Napoli, città a sud di Marrakech.

la psichiatria basata sulle (mie) evidenze (prima parte)

Ovvero…tutto ciò che avreste sempre voluto sapere sul territorio servito dalla U.O.S.M. dove lavorate e non avete mai osato chiedere ad alcuno, ovvero osservazione partecipe, ma anche tragicomica o semiseria, con interpretazione dinamica del territorio dove vi trovate ad operare come indispensabile operazione preliminare ai fini dell’applicazione d’una corretta azione di prevenzione del disagio psicologico, delle ricadute dei malati psichici, delle recidive delle malattie mentali, della bonifica dei fattori apportatori di sofferenza e malattia prevalentemente mentale, promozione della salute, del benessere, della felicità.

 

Maccheronicamente intitolerò questo scritto “ De bello flegrensis“ e l’incipit, qual novello Cesare, suonerà pressapoco così: “ Flegrea quinque partes divisa est “.

Le cinque parti corrispondono ai cinque grossi quartieri serviti dal Distretto Socio-Sanitario di Base n° 45 (Fuorigrotta-Bagnoli) della A.S.L. Napoli 1, Distretto che all’incirca s’identifica con quello che un tempo era il territorio della U.S.L. n° 38 ( e 38 nella Smorfia fa “ ‘e mazzate “ ).

I quartieri elencati in ordine di quantità di persone in ognuno di essi presente oltre che in relazione alla densità abitativa sono: Fuorigrotta, Bagnoli, Cavalleggeri d’Aosta, Agnano, Soggetta.

In essi quasi 136.000 sono i residenti (e gli altri? I non residenti? Gli extracomunitari? Gli avventizi? I temporanei? Gli appoggiati?…Boh!?)

Tutto assieme il Rione Flegreo confina a est col territorio del Distretto 44, a nord col Distretto 46, a nord\ovest con il territorio della A.S.L. Napoli 2, a ovest col mare, il Golfo di Pozzuoli, laddove tramonta il sole e, purtroppo v’è l’occaso di questa civiltà, proprio dietro l’isola (isola?) di Nisida, anch’essa insistente sul territorio servito dal Distretto 45.

Il Rione Flegreo assieme a tutti gli altri Campi Flegrei s’è formato 3600 anni orsono esitando il tutto in zone collinari paludose, malsane e mefitiche e persino in vulcani a cielo aperto tuttora attivi (vedi Agnano e poi…muori).

Queste zone erano già note ai latini anche perché era passaggio obbligato per Pozzuoli a Roma e da Pozzuoli per la Magna Grecia oltre che per Partenope prima e Neapolis poi: vi si transitava almeno tramite due strade, l’una che passava per Vomero, Traiano e via Terracina, l’altra che costeggiava la collina di Posillipo fino a Mergellina. Senonché già nel I secolo d.C. Seneca ci da una vivacissima descrizione della Cripta Neapolitana, quella posta nei pressi del parco della Tomba di Virgilio, e che sbucava per l'appunto nelle maleodoranti terre di Fuorigrotta. Predetta Cripta ancor oggi, rinforzata e ristrutturata nel decimo ovest di percorrenza, esiste ancora ed è nominata Grotta Vecchia, contrapposta com’è ai due relativamente recenti tunnel di Mergellina e Laziale attraverso cui si svolge la comunicazione veicolare reciprocamente dal centro alla parte ovest della città. Questa grotta, in piccola parte visitabile come s’è detto, era al tempo assai importante per i Riti Priapici che vi si tenevano fin dall’antichità; quel retaggio s’è portato avanti nei secoli, tale che fin dal 1200\1300 in essa e in determinati periodi dell’anno si incontravano carri di “ lavandaie del Vomero ” con giovani del centro antico detti “Ficcaioli” e in tale grotta portavano a termine e fino all’alba “il difficilissimo Bartezzaghi della Settimana Enigmistica”: solo piuttosto recentemente tale grotta è stata chiusa per la sua pericolosità statica oltre che per i “simpatici” incontri che vi si potevano fare. Tutto il quartiere viene da allora identificato icasticamente e tautologicamente col nome di Fuorigrotta: ancora oggi gli abitanti in esso residenti quando devono recarsi verso il Centro Antico più grande di Europa affermano compunti che “ vanno a Napoli “ come se si trovassero a dover doppiare le Colonne d’Ercole. In qualche modo la collina di Posillipo che a Virgilio doveva porre una pausa agli affanni, continua a perpetrare ai danni dei fuorigrottesi una sorta di segregazione se non genetica, come avrebbe detto Mendel, almeno sociale, determinando fenotipicamente una popolazione scissa se non del tutto dissociata dal rimanente tessuto sociale ed urbanistico. E ancora....            (continua) 

 

TALE E' LA TAILANDIA (divertissement)

In una metropoli del sud del mondo, dove c’è il Comando NATO del Sud Europa e, spesso, la Sesta Flotta yankee.

Stelio aveva gli occhi a palla.

Anche il naso era a forma di palla, come la pancia.

E pure la bottiglia di J&B che si era scolato in una sola sera, tutte le sere, aveva la forma di palla.

Commerciava in fagioli che dovevano ancora essere piantati quando lui li comprava da ogni parte del mondo.

Guadagnava bene.

E così si poteva permettere:

1)      una moglie bene

2)    una casa bene in un posto bene

3)    due figli bene, perbene il maschio e perbene la femmina

4)    una droga bene, la cocaina.

E Shine un’amante sopraffina, certo non bene era la spogliarellista del Club Galapagos.

Una tailandese.

Coi soldi s’era potuto comprare anche un regno, ma che dico, solo una corte.

Nella corte non faceva miracoli, ma sicuramente moltiplicava, clonava zoccole, assassini, spacciatori, faccendieri, perditempo, sfaccendati, filippine, squilibrati, americani, mussulmani, politici d’alto bordo, balordi dei Quartieri Spagnoli e del centro antico e della 167, funzionari regionali.

In periferia, di quella casa in quel pezzo di terra alla periferia della periferia della metropoli, era il patriarca.

Tollerante ?

Macché !

Perché amava ripetere fino ad annoiare:

-  Lo dico io per primo, vedi che razza di gente frequenta questa casa ?  -

No, per carità, era tutto molto bello e lui era in gamba, non una merda come ripeteva fino alla sua noia.

Rigorosamente le femmine si facevano tutte da una parte, cioè nella tenda.

Gli uomini a distanza, ma sempre in giardino dov’era la tenda, ma attorno al tavolo a bere e a non curarsi di loro.

Bevevano whisky, acqua e menta.

Stelio solo whisky e acqua.

-  Lo vedi quanto bevo ?  -   Si chiedeva.

Nessuno se ne accorgeva.

Lo sopportava bene e lui se la rideva come per dire: “ ma che merito ci ho ? “.

Con quegli occhi a palla più d’uno ne aveva visti cadere sotto la tavola.

-  Quale di quelle ti piace ? -   Chiedeva indicando le tailandesi.

In che senso ?

Una cosa idiota.

-  Quale vuoi ?  -   Ripeteva serio.

In che senso ?

Ancora più demente.

-  Te ne prendi una, la porti a mangiare, poi te la vai a scopare all’albergo. Se te la vuoi scopare. O te la puoi mettere anche in casa. Le tailandesi sono perfette donne di casa.  -

In che senso ?

Cioè, non si capiva proprio perché faceva quell’offerta.

- Ce ne sono pure di accasate…quella lì per esempio. Sta con Scott, quell’americano biondo. Ma venerdì se ne va a Londra e se la vuoi…carina no ?  -

Ma non mi piacque quella, ma quell’altra: guardandosi intorno spiccava di più.

-  No, quella no…è vergine.  -   Troncava netto.

Che razza d’ospitalità usciva adesso da quella bocca a forma di palla anch’essa.

Doveva delle spiegazioni.

-  E’ vergine perché non le piacciono gli uomini.  -

Quella Madonna aveva quindi un difetto !

-  E poi  -   continuava al silenziatore   -  per quella ci tengo. -

Dava tutte, ma non Chain.

-  Non è per niente…  -

E non riusciva a proseguire, ma andava al bagno. Ne tornava infarinato, il muso e quella specie di pigiama da strada a quadroni, lui che veniva vestito dai commessi dei negozi bene. Dopo un’occhiata:

-  Dicevo così per dire…figurati se…dorme qui, da parecchio, lavora nel ristorante cinese (la tailandese ?)…e poi perché ti piace ?  -

Così, tanto per dire qualcosa, chi poteva mai dirlo perché…si sentiva che…ma vedi in che guaio uno si va a cacciare !

-  Per te avevo pensato a Bay, quella sì, parla pure l’italiano…Chain non capisce una mazza.  -

E che si aveva da dire con una tailandese ?

Ma fu proprio Chain ad accoltellarlo mentre portava le polpette di pesce:

-  Mio amore.  -

E non era rivolto a lui, figuriamoci, né a una ragazza, ma a un maschio…a me.

E così chiaramente che la sentirono tutti ed anche lui.

Chain, l’unica che non s’era scopato, era per davvero vergine, ma ci piacevano i maschi, s’intende.

S’ alzò per fare due passi.

Vedeva la vita filtrata da torbidi occhiali chiamati femmine.

L’ossessionavano.

E lo sapeva pure lui. Continuava però a fare cilecca, come pure a bere.

La gente prende in braccio i bambini e gli sorridono.

Lui se ne fotteva e le femmine le voleva tutte, persino più di me.

Anche di Shine, la sua donna, se ci teneva per lui non lo sapeva.

Forse era diventato impotente, ma diceva pure questo.

Con l’alcool mortificava anche il sesso di lei, come già aveva ucciso la sua vita, quella bene.

Ma il fondo no, non gli era riuscito di toccarlo, malgrado gli sforzi.

Le due vite gli scorrevano affianco, parallele, come gli occhi a mandorla delle tailandesi che non riusciva nemmeno a fissare più, manco quelle della periferia

del mondo e della metropoli del sud.

Anche la moglie le conosceva, ma se ne fregava: all right, tutto a posto.

S’era fatto un Paradiso in quella periferia, un Paradiso travestito da Inferno, ma pur sempre travestito.

-  Puoi venire mercoledì, venerdì, sabato e domenica. Ricordalo, il mercoledì, il venerdì, il sabato e la domenica, ma anche gli altri giorni. Ci sono queste, quelle che vuoi, tutte quelle che vuoi…per scoparle o per farci una storia (storia ?)  -

E’ l’una di notte, sto scrivendo qui al bar all’aperto sul tavolino piantato nel prato ed è venerdì, uno di quei venerdì e da Stelio non ho più messo piede.

-  Hai visto  -   proseguiva tanto per parlar d’altro   - appena abbiamo cominciato a parlare noi due, quelli là, quelle merde dei miei amici, quelli che mi divertono, hanno smesso di parlare. Prima alzavano la voce, anzi quello grosso farfugliava…mi fa schifo chi non regge il bere.  -

Certo alzavano la voce visto che dicevano tutti le stesse cose, quasi sempre stronzate.

-  Parli bene tu, hai la parola giusta.  -

E finalmente chiudeva la bocca, metteva di sbieco il testone e annuiva compiaciuto con il mento.

Stelio da me non aveva sentito niente di particolarmente carino, anzi nemmeno una parola, allora perché c’era tanto piaciuta la discussione ?

Mistero.

A me piace molto parlare, ma di più fare l’amore e ancora non avevo scelto la zoccola giusta.

 

enzospatuzzi scripsit

Caro Enzo, ma tu (generico) dov'eri in tutti questi anni?

Caro Enzo ma tu dov'eri in tutti questi anni?

Dopo i centri pari opportunità, la rigidità politica degli uomini di sinistra (forse), i mostri dogmatici che ci facevano giurare solennemente sulla 180 prima di avvicinarci ai pazienti, i cattedratici ammuffiti impolverati dentro le cattedre psichiatriche dopo il ‘78 prive di letti e di matti veri.

Siamo una generazione persa?

Ma noi quando abbiamo cominciato a perderci l'anima?

Siamo diventati noi “i diversi” contagiati dalla follia che dovevamo curare?

Io sento che tu hai ragione anche nello sproloquio e la follia la vedo negli altri che chiudono le contraddizioni, invece di aprirle, tappano le ferite aperte, nascondono gli errori per non so quali vantaggi.

Vorrei denunciare, ma non so bene chi o cosa.

Magari è il peso della sofferenza che come sai offende gli occhi di chi la guarda, per cui devi imparare a distogliere lo sguardo.

Sai Enzo sospetto che siamo una razza, una etnia distinta, psichiatri senza divano e senza filtri, orfani di una sinistra prima del muro, giramondo o giravela senza il trolley dei congressisti, con la empirica scienza del random possiamo raccontare e, credo che dobbiamo raccontare non di noi stessi naturalmente, ma l'incontro con le persone.

La legge l'anno prossimo compie trent’anni: è vecchia va cambiata.

Noi però abbiamo visto cadere i muri delle istituzioni totali e, dall'osservatorio privilegiato di un servizio che va a casa della gente, portiamo dentro di noi storie e immagini, mappe.

La tua è la tua città, la mia è campagna e davanti al bar la mattina a prendere il caffé ci sono le macchine agricole e i trattori con l'aria condizionata e l'impianto stereo e l'antiribaltamento.

E cosa c'entra con il DSM non mi ricordo a che numero è arrivato?

E il trattore su che asse va?

Io vedo una persona malata dentro il suo contesto di vita, la quota di informazioni è totale.

Allora psichiatra di base? Psichiatra a domicilio del paziente?



Siamo artigiani nella cura.

Dovremmo difendere la nostra peculiarità.

Chiediamo i finanziamenti europei per la difesa dei mestieri artigianali.

Da noi li hanno dati per il lavoro di ricamo ai tomboli, e per il recupero museale delle macchine da stampa, perchè non noi che pazientemente ricostruiamo le teste perse?

Inserito da Tina venerdì 13\04\2007 - 21:50 ed io doverosamente inserisco dolorosamente condividendo.

Grazie Tina 

 enzo spatuzzi recipuit

IO PERDONO DIO NO (ultima puntata)

20,30. Puntualmente si sta aprendo la porticina che lo metterà in strada.

 

Dovrei avvicinarmi.

 

Ma non lo faccio.

 

Sta diluviando in questo momento.

 

Mi muovo.

 

Salgo sulla mia Melleril coupée ultrabassa.

 

Ho preso la decisione.

 

Metto in moto.

 

Aziono i tergicristalli.

 

Accendo le luci.

 

Mi avvio lentamente.

 

Dal lunotto posteriore vedo un vecchietto uscire da una porticina del carcere.

 

Il vecchio ha un attimo di indecisione.

 

Poi, capita a volo la situazione, comincia a

scappare come può farlo un vecchietto.

 

Ed io lo vedo, deformato dalle lunghe lacrime di pioggia sul lunotto, che fugge e

che andrà, forse tra pochi anni vista la vita

che ha condotto, a sotterrare con le sue quattro ossa un segreto di cui mai nessuno

darà spiegazione. 

 

 

                                             The end

Enzo spatuzzi scripsit a.d. 1982

...INVECE A NOI HANNO INFIBULATO IL CERVELLO (seconda parte)

Nessuno abbia pudore delle sue leggi!

Questo può esser valido anche per situazioni persino deplorevoli, ma da porre in pratica tassativamente come l’infibulazione (pratica estremamente diffusa tra le popolazioni dell’Africa orientale e della Birmania che consta di una cicatrizzazione, successiva a taglio intorno alle grandi labbra che finisce per restringere l’ostio vulvare, il tutto sembrerebbe finalizzato ad impedire alle ragazze rapporti sessuali prematrimoniali) o la circoncisione (questa è invece una mutilazione sessuale maschile consistente nell’escissione totale o parziale del prepuzio).

Ma anche in questo caso è assai utile tentare assieme di sceverare, anche sotto un profilo sanitario, le motivazioni profonde che stanno dietro a tali pratiche che, sennò, sarebbero viste solo come crudeli e violente.

Ad esempio importante ed utile per la comprensione, magari non per l’accettazione, è la considerazione che in etno-antropologia il concetto di igiene individuale e sociale e, quindi, la pratica della prevenzione delle malattie, viene scarsamente preso in considerazione.

Ed effettivamente l’impatto forte di questa purificante pratica igienico-sanitaria è piuttosto recente, altrimenti come fare a condividere le parole che sono state attribuite all’imperatore Napoleone Buonaparte, il quale di ritorno da ogni campagna militare generalmente vittoriosa, pare che inviasse alla fortunata donna del momento una missiva del seguente tenore: “Ne te lave pas, je vien”, il tutto finalizzato a ben altre vittorie amorose…?

Ma il liquido lubrificante maschile allocato nel prepuzio, denominato smegma, è stato riconosciuto essere spesso portatore di virus ed è ritenuto persino cancerogeno per la donna: più spesso viene ritenuto il maggior responsabile del cancro della cervice e non tanto di quello del corpo dell’utero.

Invece il tumore maligno del corpo di quell’utero è statisticamente di maggiore appannaggio a donne con pochi o senza figli, non coniugate e di suore, contrariamente a quello della cervice che è stato rinvenuto più frequentemente nella popolazione femminile che ha avuto rapporti sessuali in età assai giovanile e con molteplici partners.

Se il corpo dell’utero ha una funzione quasi progestinica, in qualche modo con funzione di incubatrice, la cervice, oltre ad essere la porta di entrata e il gran ciambellano dell’itto penieno, è da porsi invece maggiormente in relazione con la funzione del piacere.

Lascio ad altri il compito di trarre conclusioni rispetto a questa modesta riflessione che consiste nel “disinvestimento” per un organo, quale il corpo dell’utero, inutilizzato ed inutilizzabile e, quindi, da ritenersi vuoto di significato; mentre l’irrequietezza, anche sessuale, di chi giovanissima cambia partners come calzini può, assieme ad altre motivazioni altrettanto efficaci, essere interpretata come non eccessiva soddisfazione ricavata da nessuno di quei rapporti, conseguendone inevitabile necessità di “disimpegnarsi” da quell’organo più coinvolto per il piacere maturo, e così la donna, attribuendo a sé stessa tutte le cause di non godimento, potrebbe mettere in atto anch’essa una grave…automutilazione di tipo psicosomatico.

 

Se queste possono sembrare interpretazioni alquanto fantasiose, pur tuttavia se qualcuno anche in passato deve averci pensato, tanto fantastiche non devono esser sembrate.