In una metropoli del sud del mondo, dove c’è il Comando NATO del Sud Europa e, spesso, la Sesta Flotta yankee.
Stelio aveva gli occhi a palla.
Anche il naso era a forma di palla, come la pancia.
E pure la bottiglia di J&B che si era scolato in una sola sera, tutte le sere, aveva la forma di palla.
Commerciava in fagioli che dovevano ancora essere piantati quando lui li comprava da ogni parte del mondo.
Guadagnava bene.
E così si poteva permettere:
1) una moglie bene
2) una casa bene in un posto bene
3) due figli bene, perbene il maschio e perbene la femmina
4) una droga bene, la cocaina.
E Shine un’amante sopraffina, certo non bene era la spogliarellista del Club Galapagos.
Una tailandese.
Coi soldi s’era potuto comprare anche un regno, ma che dico, solo una corte.
Nella corte non faceva miracoli, ma sicuramente moltiplicava, clonava zoccole, assassini, spacciatori, faccendieri, perditempo, sfaccendati, filippine, squilibrati, americani, mussulmani, politici d’alto bordo, balordi dei Quartieri Spagnoli e del centro antico e della 167, funzionari regionali.
In periferia, di quella casa in quel pezzo di terra alla periferia della periferia della metropoli, era il patriarca.
Tollerante ?
Macché !
Perché amava ripetere fino ad annoiare:
- Lo dico io per primo, vedi che razza di gente frequenta questa casa ? -
No, per carità, era tutto molto bello e lui era in gamba, non una merda come ripeteva fino alla sua noia.
Rigorosamente le femmine si facevano tutte da una parte, cioè nella tenda.
Gli uomini a distanza, ma sempre in giardino dov’era la tenda, ma attorno al tavolo a bere e a non curarsi di loro.
Bevevano whisky, acqua e menta.
Stelio solo whisky e acqua.
- Lo vedi quanto bevo ? - Si chiedeva.
Nessuno se ne accorgeva.
Lo sopportava bene e lui se la rideva come per dire: “ ma che merito ci ho ? “.
Con quegli occhi a palla più d’uno ne aveva visti cadere sotto la tavola.
- Quale di quelle ti piace ? - Chiedeva indicando le tailandesi.
In che senso ?
Una cosa idiota.
- Quale vuoi ? - Ripeteva serio.
In che senso ?
Ancora più demente.
- Te ne prendi una, la porti a mangiare, poi te la vai a scopare all’albergo. Se te la vuoi scopare. O te la puoi mettere anche in casa. Le tailandesi sono perfette donne di casa. -
In che senso ?
Cioè, non si capiva proprio perché faceva quell’offerta.
- Ce ne sono pure di accasate…quella lì per esempio. Sta con Scott, quell’americano biondo. Ma venerdì se ne va a Londra e se la vuoi…carina no ? -
Ma non mi piacque quella, ma quell’altra: guardandosi intorno spiccava di più.
- No, quella no…è vergine. - Troncava netto.
Che razza d’ospitalità usciva adesso da quella bocca a forma di palla anch’essa.
Doveva delle spiegazioni.
- E’ vergine perché non le piacciono gli uomini. -
Quella Madonna aveva quindi un difetto !
- E poi - continuava al silenziatore - per quella ci tengo. -
Dava tutte, ma non Chain.
- Non è per niente… -
E non riusciva a proseguire, ma andava al bagno. Ne tornava infarinato, il muso e quella specie di pigiama da strada a quadroni, lui che veniva vestito dai commessi dei negozi bene. Dopo un’occhiata:
- Dicevo così per dire…figurati se…dorme qui, da parecchio, lavora nel ristorante cinese (la tailandese ?)…e poi perché ti piace ? -
Così, tanto per dire qualcosa, chi poteva mai dirlo perché…si sentiva che…ma vedi in che guaio uno si va a cacciare !
- Per te avevo pensato a Bay, quella sì, parla pure l’italiano…Chain non capisce una mazza. -
E che si aveva da dire con una tailandese ?
Ma fu proprio Chain ad accoltellarlo mentre portava le polpette di pesce:
- Mio amore. -
E non era rivolto a lui, figuriamoci, né a una ragazza, ma a un maschio…a me.
E così chiaramente che la sentirono tutti ed anche lui.
Chain, l’unica che non s’era scopato, era per davvero vergine, ma ci piacevano i maschi, s’intende.
S’ alzò per fare due passi.
Vedeva la vita filtrata da torbidi occhiali chiamati femmine.
L’ossessionavano.
E lo sapeva pure lui. Continuava però a fare cilecca, come pure a bere.
La gente prende in braccio i bambini e gli sorridono.
Lui se ne fotteva e le femmine le voleva tutte, persino più di me.
Anche di Shine, la sua donna, se ci teneva per lui non lo sapeva.
Forse era diventato impotente, ma diceva pure questo.
Con l’alcool mortificava anche il sesso di lei, come già aveva ucciso la sua vita, quella bene.
Ma il fondo no, non gli era riuscito di toccarlo, malgrado gli sforzi.
Le due vite gli scorrevano affianco, parallele, come gli occhi a mandorla delle tailandesi che non riusciva nemmeno a fissare più, manco quelle della periferia
del mondo e della metropoli del sud.
Anche la moglie le conosceva, ma se ne fregava: all right, tutto a posto.
S’era fatto un Paradiso in quella periferia, un Paradiso travestito da Inferno, ma pur sempre travestito.
- Puoi venire mercoledì, venerdì, sabato e domenica. Ricordalo, il mercoledì, il venerdì, il sabato e la domenica, ma anche gli altri giorni. Ci sono queste, quelle che vuoi, tutte quelle che vuoi…per scoparle o per farci una storia (storia ?) -
E’ l’una di notte, sto scrivendo qui al bar all’aperto sul tavolino piantato nel prato ed è venerdì, uno di quei venerdì e da Stelio non ho più messo piede.
- Hai visto - proseguiva tanto per parlar d’altro - appena abbiamo cominciato a parlare noi due, quelli là, quelle merde dei miei amici, quelli che mi divertono, hanno smesso di parlare. Prima alzavano la voce, anzi quello grosso farfugliava…mi fa schifo chi non regge il bere. -
Certo alzavano la voce visto che dicevano tutti le stesse cose, quasi sempre stronzate.
- Parli bene tu, hai la parola giusta. -
E finalmente chiudeva la bocca, metteva di sbieco il testone e annuiva compiaciuto con il mento.
Stelio da me non aveva sentito niente di particolarmente carino, anzi nemmeno una parola, allora perché c’era tanto piaciuta la discussione ?
Mistero.
A me piace molto parlare, ma di più fare l’amore e ancora non avevo scelto la zoccola giusta.
enzospatuzzi scripsit
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