Caro Albertone (vialecertosa45.wordpress.com un blog di rinascita o, meglio, di resurrezione)
mi hai ricordato una poesia inglese delgli anni Sessanta, in particolare quella che, giustamente, definisci come favolosa, vale a dire "Midnight at noon" ('Mezzanotte a mezzogiorno'), che, come tu stesso bene dici, ma anche benedici, è il manifesto del rovesciamento di un bel po' di cose.
Oggi, nel primo decennio del III millennio, anche nel mio campo che riguarda psicologie, psichiatrie, neurologie e, in genere le scienze umane, trovo la putrefazione di quei giochi.
I movimenti molto agguerriti hanno la caratteristica del masochistico farsi fuori da soli, una sorta di Repubblica Partenopea del 1799 (sappiamo tutti com'è andata e con esiti che sono ancora un deterrente per un cambiamento nelle prassi di una civiltà antica come quella di Napoli). A proposito è il tempo del maggio dei monumenti in questa ex capitale del Regno delle due Sicilie.
Io farei, anche a febbraio, "il maggio dei manicomi", ma non ci riesco, guardandomi attorno non trovo un solo "scienziato" (nemmeno me stesso, ma non sono mai partito con questa velleità).
Ci troviamo a far la guerra alla Francia, ad esempio, utilizzando generali francesi, come vuoi che si vinca. I generali francesi (una nazione a caso vista l'attualità delle loro elezioni) sono tutti nelle accademie, nelle università.
Posso mai io stesso propugnare " l'internamento e la cura adeguata di tutti questi normali, troppo normali al potere da troppo e indebitamente " usando le tue belle parole?
No, oggi ho paura, è meglio una vita in sordina, senza troppa esposizione, quasi da mediocre.
La violenza della vita (forse c'è sempre stata) coinvolge il tipo di gioco che ognuno ritiene di poter giocare per vincere.
C'è chi gioca a fare male, facendo male a chi non può difendersi, sicuro in questo modo della vittoria e così facendo fa soldi, potere e crede di esser persona di prestigio sol perchè giocando nel Milan ad esempio riesce sempre a battere la formazione dell'Agrate Brianza (m'è venuta così, per ricordi feltrinelliani...)
E c'è chi è ottimista, presumendo di sé tutto il bene e il bello del mondo e non solo, crede che questo splendore ci sia anche nell'altro da sé, in tutti gli altri e persino nella singola persona senza un briciolo di significanza apparente. E così si cimenta in una bellissima battaglia, rutilante quanto una giostra medievale in armi.
Questo secondo tipo psicologico perde, perde sempre, ma come perde lui non perde nessuno, stringendo persino la mano a quell'avversario che è stato valoroso e, in ogni caso, migliore di lui.
Sono ottimista, come te, I'm playng this last game: non vinco, ma godo.
Tu già stai contribuendo (da "esterno"?) alla questione e sei un campione.
E' una nuova teoria dei giochi.
Forse sempre la stessa.
spatuzzi
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