"...e restò là fino a mezzanotte, senza sapere perchè, per vigliaccheria, per imbecillità, nella speranza confusa che accadesse qualcosa di favorevole al suo amore."
Gustave Flaubert
L'educazione sentimentale
Eros in psicanalisi è il nome dato da Freud all’istinto di vita, contrapposto a thanatos, l’istinto di morte, ma Eros partecipa anche del significato di libido, quest’ultimo inteso anche come l’insieme degli istinti di conservazione.
Più comunemente tale sostantivo è assimilabile al termine amore e quindi, per erotico s’intende l’aggettivo amoroso il quale sottende necessariamente l’amore, specie quello sensuale.
Ne discende che l’erotismo può contenere l’insieme degli istinti, dei desideri, delle manifestazioni relativi alla sfera sessuale: per dirla più sfacciatamente esso può anche rappresentare una particolare propensione verso il godimento di tipo sessuale e può persino discendere da un piacere che proviene dall’eccitazione di alcune zone corporee (erogene), al punto che, in specie nel parlar colto, l’erotizzazione finisce per configurare l’attribuzione a un qualcosa d’un significato sessuale.
Ricominciamo da capo perché in realtà sono maggiormente interessato scientificamente, umanamente e culturalmente a tutto ciò che invece è estensione della significanza “eros”, a ciò che dall’erotismo si diparte, agli effetti, anche collaterali ed indesiderati, che dall’eros conseguono, e persino a ciò che all’eros si contrappone per travestirsi da thanatos finendo così per trasformare l’amore in morte per il brusco arresto dell’assaporamento d’uno stato di felice benessere amoroso, ma anche per la consapevolezza della perdita ineluttabile di quello stato, oltre che dell’amato bene, facendo così deflagrare “l’investimento erotizzato” (GULP!!!!)
Facilmente si potrà intendere quanto provocatorio e paradossale sia per me il detto “Comandare è meglio che…”.
Solo atti eroici (non erotici) in vista d’una missione superiore e che li trascenda, hanno consentito ad Enea di abbandonare Didone e quella “s’è arsa” di passione e a Giasone di riprendere la ricerca del Vello d’oro e Medea gli ha dato in pasto (oralità erotica?), i figlioletti. Alla fine degli anni sessanta ad entrambi i figli dei fiori, seguaci del Flower power, avrebbero risposto: “Fate l’amore, non la guerra”.
Anche le arti visive e cinematografiche in particolare ci mettono in guardia rispetto a quale inevitabile discesa di tutti i gradini dell’abiezione oltre che dello status sociale, possa incorrere chi, come il povero professore nell’ Angelo Azzurro, venga trafitto da un ossessivo desiderio erotico come quello per Marlene la quale proprio questo ha incarnato per quasi tutto il secolo scorso.
E pure in mio soccorso mi viene Shakespeare con il suo “Romeo e Giulietta”: 16 anni lui, 14 lei e in quella tragedia, si ricorda, son morti violentemente ben cinque personaggi compresi i protagonisti (Mercuzio, Tebaldo, Paride). E tutto questo perché? Il genio di Stratford on Avon nella sua potenza creativa ce lo fa solo indurre intuitivamente; cos’è che aveva trasformato l’amore in morte e di cos’era metafora quella tragedia (per Laplanche la metafora è assimilabile allo schema della rimozione) e perché in quella enigmatica forma retorica? In buona sostanza, cos’è che ci ha voluto comunicare Shakespeare “tra le pagine chiare e le pagine scure” ?
Ma si…proprio lui…l’urgenza dell’appagamento del desiderio, del godimento che non è possibile dilazionare e l’esemplificazione metaforica è proprio quella del piacere erotico, quello di specie apparentemente più bassa, di cui pare facilissimo fare a meno, ma che purtuttavia urla le sue esigenze.
Così Shakespeare è riuscito con la letteratura a coniugare l’Eros col Thanatos: non è l’orgasmo definito come petit mort dagli autori francesi?
Uno degli “effetti collaterali”, per la verità non infrequenti, che dall’Eros conseguono talvolta inevitabilmente, finendo addirittura per rivolgersi contro l’erotismo stesso e ad esso contrapporsi, è la Passione.
La Passione come più spesso la intende chi scrive, non corrisponde affatto ad un felice stato di benessere sensuale.
Essa non è identificabile con l’innamoramento, non è l’amore e forse non è neppure il piacere o il godimento erotico.
Se l’etimo scaturisce da patior, soffro, d’emblée ne vien fuori una spiegazione altra.
Passione è quella di Cristo nella settimana contraddistinta per l’appunto col termine di Passione…”
Così come avviene per un investimento umano contraddistinto e fortemente segnato dalla passione erotica: soffro per lei \ lui, se non c’è, ma anche, talvolta, quando c’è e, quando se ne va, seppur temporaneamente, è come se non avessi nulla, l’ ho persa\perso…che starà facendo in questo momento?…si starà soddisfacendo con un'altra\altro? Sono stato piacevole…all’altezza della situazione…? No di certo. Angoscia, anche di prestazione, dolore lancinante è la sua mancanza dalla mia vita, anche quando è ancora lì, presente, a portata di mano.
La passione erotica si porta appresso altri effetti quali il tradimento, l’infedeltà, il perdersi nel vortice di tutti gli incantesimi e fascinazioni legate all’oggetto finendo così l’individuo per non esser più sé stesso e non riuscire a padroneggiare le proprie azioni e a non poter più essere arbitro del proprio destino; dolore come reazione a catena che coinvolge anche chi circonda colui che ne è affetto, condito di separazioni, morte.
E madame Bovary sono anch’io, siete voi.
Vincenzo Spatuzzi
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