Capì. Ma sbagliò.
Prese nella sua mano sinistra quel sacchettino senza vita come un cadavere adagiato sui cuscini dei testicoli in una bara. Nessuna reazione. Proseguì. Niente. Si calò su di lui evaporando calore da quella bocca che tanti ne aveva baciati provocando reazioni e che reazioni!
Su quel corpo niente.
Ma sul corpo di Rossana quella sorta di muto rifiuto ebbe un effetto paradosso: la eccitò. Si raddrizzò e prese a toccarsi portando avanti l’ennesima puntata del suo vizio solitario.
Solitario?
Era quello il punto, l’uovo di Colombo, la mela di Newton.
Perché solitario quel vizio: l’avvocato era sì paralizzato nella parte inferiore del corpo, ma quella superiore era intatta.
Delicatamente gli tolse il cuscino e prima che quell’uomo con la mano destra si asciugasse l’occhio lacrimoso per poter mettere a fuoco quel corpo fremente, quella stessa mano era già con quattro dita sulla vulva e con l’ultimo aveva trovato posto nella vagina di Rossana. Ancora nessuna parola tra loro, ma l’operazione terminò più in fretta delle altre notti con Rossana che si rasserenò con un sol gemito liquido.
La migliore dei neurologi, senza conoscenze specifiche, sperimentò che veramente la funzione stimola l’organo e di quelle notti ce ne furono ancora.
Così almeno ha raccontato la cuoca di quella casa, evidentemente insonne anch’essa.
Maniscalchi oggi, a sessantacinque anni, presiede la giunta regionale e continua a dispensare posti alla sua maniera.
Rossana non poté continuare le sue fisioterapie.
Fu presa a lavorare in un noto ristorante della via più panoramica della città del Vesuvio, l’Eden, dotato di camere alla bisogna.
Malgrado l’italiano e il napoletano in particolare oramai non costituissero più una difficoltà insormontabile per lei, il suo silenzio era sempre più impenetrabile. Questo però non risultò mai essere un handicap visto che, non si sa se per buona sorte o per una situazione astrale vincente, cominciò a salire tutti i gradini della carriera professionale all’interno di quel noto locale.
Il ristorante era come si suol dire, ben frequentato: la ricca intellighenzia partenopea, il mondo dello spettacolo, della politica, della cultura e della criminalità più o meno organizzata lo riempivano fino a notte inoltrata. Rossana era uno dei segreti del successo di quel locale.
Uno che sa osservare, e lei era una di quelli, si rende subito conto di come in certi ambienti si faccia carriera.
Anche nell’università.
Abituali commensali in quel ristorante erano un importante e sposatissimo (si vedeva e poi si seppe) professore d’una prestigiosa facoltà universitaria e una sua ricercatrice, bella donna, che per quanto facesse non riusciva a sembrare a suo agio accanto a quel nome che gli stava accanto che, addirittura, era in odore di prossimo rettorato.
Quei due dopo cena molto spesso usufruivano delle succitate stanze illuminate dalle tremolanti luci quasi presepiali della città. La donna la chiameremo Rita e basta, visto che il suo vero nome non è possibile rivelare ricoprendo ella oggi una carica molto elevata all’interno del ministero dell’università italiano. Ma quando quei due discendevano da quell’altro tipo di consumazione, a Rossana non sfuggì quel corpo che era uscito dalla camera più rigido e teso di come vi era entrato, come pure lo sguardo che ella ricordava esser scintillante solo sotto l’effetto della falanghina.
Quella notte Rossana mentre era al bancone intenta a chiudere i conti, sentì una porta chiudersi violentemente e i passi rabbiosi d’una sola persona: era il professore con in mano la giacca e lo sguardo truce.
Che ne era della giovane donna che aveva giaciuto con lui?
Quell’uomo nemmeno salutò, ma sbatté la porta di legno di ciliegio.
L’ucràina che non era mai preoccupata o non lo dava mai a vedere, fu mossa dalla voglia di controllare e salì. Sapeva qual’era la stanza e non bussò. Subito non riconobbe il corpo tra le lenzuola, ma poi quando si abituò alla poca luce che veniva su dai lampioni del lungomare, la riconobbe.
Appariva diversa, sembrava indossare l’involucro d’un ragazzo, stesa com’era su un lato e con i fianchi non torniti e quasi inesistenti.
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