IO PERDONO DIO NO (quarta puntata)
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Tutti i confidenti e i delatori che riuscivo a contattare, all’inizio parlavano a briglia sciolta provando anche un gusto perverso a dipingerlo ognuno a suo modo. Poi, improvvisamente diventavano meno precisi, più sospettosi, rallentavano la loro deposizione, finché non tacevano ed era quasi impossibile farli continuare. A questo punto me li lavoravo ai fianchi secondo il mio costume e con i mezzi dettatimi dall’intuito del momento: li seducevo con promesse o li facevo parlare senza volere, li pestavo a sangue oppure li corrompevo.
Ne ottenevo soltanto una data: 28 marzo 1955, domenica. Null’altro.
A questo punto potevo strappar loro la pelle di dosso, ma non avrebbero aperto bocca.
Persino a Napoli, roccaforte del suo potere e centrale operativa di tutti i suoi traffici, nei budelli di Stella, persone cui ho promesso di tener celata l’identità, arrivavano a definirlo “guappo”.
Un “guappo” con notevoli protezioni ottenute con anni di arruffianamenti e violenze.
Ovviamente operava delle “guapperie”, ma non così, per il gusto di farle in preda all’emotività di guappo ferito oppure fanfarone, ma delle guapperie, per così dire, mirate, con una logica e per raggiungere certi scopi.
Perfino a Napoli dicevo, arrivavano a dirmi queste cose, ma poi come a Parigi ed Amsterdam, Amburgo e New York, Londra e Istambul, finivano col tacere; e dietro le mie…ehm…”sollecitazioni”, concludevano con la fatidica data: 28 marzo 1955, domenica. E basta!
Malgrado ciò Love mi piaceva.
Forse invidiavo questo suo viaggiare da “beatnik on the road” a cavallo di una fiammante Moditen Depot Spitfire modello vecchio, come un pirata alla ricerca dell’arricchimento.
Era, d’altra parte, capace anche di gesti quasi nobili, come quello di prestare denaro senza interessi a chi gli piaceva. Tra l’altro sapeva come ci si doveva sentire a stare senza un quattrino: non era nato ricco Love.
Aveva dovuto anzi imparare a cavarsela senza soldi. Semmai avevano pizzicato il già da allora compagno di scorribande, il succitato John Di Stefano, il quale ci faceva la figura del pollo e che Vince si era dovuto svezzare per renderlo, per così dire, competitivo in quella gara a guardie e ladri. C’è da aggiungere che lo stesso Di Stefano ricorda di avergli sentito pronunciare quella data, ma non sa riferire a che proposito.
19.50. Sta quasi smettendo di piovere. Cadono solo dei finissimi fili d’acqua che però ti entrano anche nelle ossa. Rari autisti mi guardano mentre rallentano per un attimo prima di svoltare al crocevia. Vedono un uomo solo, bagnato. Che fissa un punto tra le sbarre di un cancello e che forse…pensa.
Quando Vince Love veniva pizzicato mentre o viaggiava clandestinamente oppure si dedicava, all’inizio da manovale, poi da professionista autonomo a quella remuneratissima attività d’accattone, si faceva passare per matto, dando magari in escandescenze e facendo quello che poi lo caratterizzerà, cioè le capriole.
Tant’è vero che da allora gli fu appioppato un nomignolo: Vicienz’ sott’ e ‘coppa.
Soprannome che da Napoli fece il giro del mondo.
Addirittura si fece rilasciare un attestato che sanciva il suo stato di folle, con tanto di firma e foto sopra.
Già, perché uno dei suoi pallini era quello di giocare a fare il matto.
(fine quarta puntata)
....... continua ............
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Commenti
Dovrò essere io a
Dovrò essere io a ringraziare te e quelli come te che si fanno recettori di emozioni senza innalzare difese ciniche.
Grazie di cuore .
Enzo Spatuzzi
Grazie per le emozioni che
Grazie per le emozioni che sai trasmettere!
Dovrò essere io a ringraziare te e quelli come te che si fanno recettori di emozioni senza innalzare difese ciniche.
Grazie di cuore .
Enzo Spatuzzi
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