LETTERA A UN BAMBINO ORAMAI NATO
e a tutti i giovanni, marii, moniche, laure, giuseppi, salvatori, patrizie che ci passano accanto senza essere visti (consentimi di darti del “tu” e del “caro”), mi chiamo Enzo Spatuzzi e sono le 1.18, un po’ tardi, quando mi accingo a rispondere alle tue due righe pesantissime, quindi abbi pazienza se sarò poco chiaro.
Ho molto rispetto per i ragazzi come te, anche perché ritengo che voi di oggi siate nella stragrande maggioranza dei casi assai migliori di ciò che ero io quando avevo la vostra età
Per questo ti parlerò da uomo a uomo.
Tu dici che noi adulti, noi genitori, non vi capiamo ed io confermo tutto.
Ho un figlio della tua stessa età e, devo dire, non lo capivo quando aveva 5 anni, non lo capivo a 10, non lo comprendo oggi che di anni ne ha 15 o 52.
Perché questo strano fenomeno che mi fa passare per un perfetto imbecille?
Ebbene ti risponderò con una metafora, un esempio, spero chiarificatore.
Credo che anche tu pratichi uno sport, ebbene, non ti capita, caro Vincenzo, che quando sei in allenamento fai degli incontri di Dio, mentre quando sei in gara rendi meno della metà di quanto vali?
Perché succede questo?
Credo che avvenga per la paura della competizione, per l’ansia da prestazione, ma anche per la paura del giudizio, innanzitutto di quello di te stesso, poi di quello del maestro, del pubblico ecc.
Questo vale anche per noi adulti, soprattutto quando diventiamo genitori.
Comprendere un ragazzo, una ragazza, un figlio, non è solo un’attività mentale, ma coinvolge anche altre parti psichiche: l’affetto, i sentimenti, le emozioni, le nostre paure, insicurezze, i sensi d’inadeguatezza che ci portiamo appresso, come pure l’immaturità che può esserci ancora in chi ha una certa età. Queste “interferenze” finiscono per determinare l’insano paradosso per cui nel rapporto con un figlio noi “vecchi” finiamo per dare la parte peggiore di noi stessi.
E’ come se partissimo per fargli una carezza e questa quando arriva al suo volto si trasforma in un “pacchero”, un ceffone involontario, persino non voluto.
Non so se sono riuscito a rendere l’idea o, almeno, questo è ciò che capita a me, ma, forse, un po’ a tutti quelli che si trovano a fare i padri e le madri (chissà se un giorno tuo figlio non penserà la stessa cosa anche di te).
Forse il mio non è un ragionamento logico, ma molto emotivo, però apprezza almeno la sincerità di chi si prova a dare (e a darsi) una spiegazione sul perché tutto ad un tratto una persona generalmente ritenuta di intelligenza media, si ritrova ad esser, a giusta ragione, considerato un cretino.
Con affetto e stima.
………………Ora basta Spatuzzi… smettila di rivolgerti a te stesso come se fossi ancora un bambino!
enzo spatuzzi

Commenti
Hai reso perfettamente
Hai reso perfettamente l'idea ed oltre ad apprezzare la tua sincerità apprezzo molto il tuo modo di metterti in discussione.
Molti danno le cose per scontato ma chi si ferma a riflettere, come te, sà bene che non è così.
Il tuo è un ragionamento logico anche se mi ha colpito la tua emotività.
Non devi aver paura della competizione: sei all'altezza della situazione.
Basta con l'ansia da prestazione: rendi tanto e in modo eccellente.
E al diavolo la paura del giudizio: sei una persona libera.
Queste cose fanno di te un genitore invidiabile.
Hai reso perfettamente
Hai reso perfettamente l'idea ed oltre ad apprezzare la tua sincerità apprezzo molto il tuo modo di metterti in discussione.
Molti danno tutto per scontato ma chi si ferma a riflettere, come te, sà bene che non è così.
Il tuo ragionamento è logico anche se a me ha colpito molto la tua emotività.
Non devi aver paura della competizione: sei all'altezza della situazione.
Basta con l'ansia da prestazione: rendi molto ed in modo eccellente.
E al diavolo la paura del giudizio: sei una persona libera.
Queste cose fanno di te un genitore invidiabile.
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